venerdì, novembre 24, 2017
TIciVINO

Agricoltura Integrata significa rispettosa dell’ambiente ed economicamente accettabile. Valgono le seguenti regole:

  • la produzione sostenibile dei grappoli sani e di alta qualità con una presenza minima di residui di fitofarmaci.
  • l’impiego di pratiche agronomiche in grado di garantire un minor impatto ambientale, la riduzione degli apporti chimici di sintesi, dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo e del sottosuolo;
  • dare priorità all’uso di meccanismi naturali di regolazione.
  • la riduzione dei rischi per la salute dell’operatore e del consumatore, facendo ricorso limitato ai prodotti chimici di sintesi e selezionando prodotti a bassa tossicità;
  • la valorizzazione del prodotto agroalimentare, nel caso specifico, dell’uva e quindi del vino.
  • la promozione e il mantenimento di una elevata diversità nell’ecosistema del vigneto e nelle aree limitrofe. Come dire la conservazione del suolo e la protezione dell’agro-ecosistema a tutela della biodiversità. Si vuole cioè favorire la diversità dei paesaggi viticoli: il contesto viene mantenuto mediante, per esempio, la manutenzione dei muretti e il mantenimento delle scarpate, degli arbusti e dei terreni incolti.

La qualità del vino, prodotto in una piccola regione vitivinicola che conta circa 1000 ettari di vigna complessivi, come, appunto, il Canton Ticino, diventa un’esigenza necessaria sia per il produttore sia per il consumatore: da una parte, infatti, abbiamo una produzione contenuta in numero di bottiglie totali, dall’altra abbiamo un consumatore finale orientato verso un prodotto che rispetti la sicurezza della salute delle persone. La regola del ‘poco, ma buono’ si sta diffondendo tra i produttori di vino e soprattutto tra i coltivatori.

Il vino si fa in vigna: è la prima regola. Con l’uva sana si producono vini sani, che soddisfano il gusto e la piacevolezza del consumatore e che preservano Il Vigneto Ticino. La tendenza di questi ultimi anni va proprio verso una vigna gestita secondo le regole di produzione integrata, con l’adozione di adeguate tecniche agronomiche in cui l’impiego di sostanze chimiche di sintesi è limitato al minimo se non addirittura sostituito con l’integrazione di tecniche naturali a basso impatto ambientale.

Si cerca di sfruttare le risorse naturali fintanto che esse sono in grado di sostituire i mezzi tecnici adottati dall’agricoltura convenzionale, a cui si ricorre solo in determinate condizioni.

Gli ambiti di applicazione dei principi dell’agricoltura integrata sono principalmente quattro:

  • fertilizzazione: il terreno va fertilizzato, cioè concimato e nutrito. Si cerca concimare con la sostanza organica, piuttosto che con concimi chimici.
  • lavorazione del terreno: tutte le lavorazioni del terreno devono cercare di preservare il terreno stesso dalla degradazione e dall’erosione. L’uso massiccio di sostanze chimiche e di sintesi portano alla degradazione del terreno, cioè all’impoverimento, all’aridità, oltre che all’inquinamento delle falde acquifere. Ciò deve essere evitato. I diserbanti chimici vengono abbandonati o limitati al minimo.
  • controllo delle piante infestanti: la tecnica principale usata a questo fine è l’inerbimento, che può essere spontaneo o artificiale. Con l’inerbimento spontaneo ci si limita a sfalciare ragolarmente l’erba che cresce spontaneamente in vigna e piano piano si seleziona un cotico erboso naturale. Optando per l’inerbimento artificiale si decide invece quali varietà di erbe seminare scegliendo quelle meno competitive per la vite, con il minore sviluppo possibile in altezza e più adatte alla tipologia del terreno. Il più diffuso è l’inerbimento naturale soprattutto per una questione di costi.
  • difesa della vite: nella viticoltura un problema primario è la difesa della vite dagli attacchi delle malattie e degli insetti. È in questo ambito che la produzione integrata trova la sua più larga applicazione: si tratta di trovare una strategia di difesa della vite usando razionalmente tutti i mezzi in primo luogo biologici, biotecnici, agronomici e in ultimo chimici. Si chiama ‘lotta integrata’ o ‘lotta biologica’: si ricorre a biotecnologie, quali la tecnica del maschio sterile e della confusione sessuale, e a mezzi biotecnici, quali l’uso di trappole con l’impiego di feromoni e reti antiinsetto.

Il concetto di qualità implica la capacità di soddisfare esigenze di tipo morale e materiale, sociale ed economico, proprie della vita civile e produttiva.


trappola sessuale per tignole: si presenta come un bastoncino di materiale plastico che rilascia un forte odore proprio della femmina dell’animaletto. Il maschio ne è attratto e non cerca la femmina. Non si permette così la riproduzione. È stata verificata una rispondenza del 70% durante il primo anno, del 90% il secondo, del 100% dal terzo anno di utilizzo.

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