venerdì, novembre 24, 2017
TIciVINO

CentoQuindici 2015 & Mille Petali 2014 (Tenuta Luigina)

Ho finalmente assaggiato, in grande anteprima, il nuovo Viognier 2015 della Tenuta Luigina di Stabio, che verrà imbottigliato nelle prossime settimane e sarà in vendita con  il nome di CentoQuindici, tanti sono stati i giorni di macerazione del mosto con le bucce all’interno dell’anfora che il produttore ha acquistato a Trento, da Tava Ceramiche, con l’intento di sperimentare ed esplorare antiche tecniche di vinificazione interpretate in chiave moderna proprio qui da noi, in Canton Ticino. tenuta luigina (16)L’anfora è infatti il contenitore storico e più antico usato per il trasporto di prodotti alimentari come il vino, l’olio, le granaglie. I Romani e prima di loro i Greci e prima ancora i Fenici usavano le anfore in terracotta anche per la vinificazione, si ritiene, già almeno duemila anni prima di Cristo. Questa tradizione è rimasta ancora oggi nei paesi considerati la culla della viticoltura, cioè in Armenia e in Georgia, dove l’anfora vinaria raggiunge grandezze fino a 80 quintali e viene per questo interrata. Durante l’ultimo millennio l’anfora ha poi subito una forte concorrenza da parte dei contenitori in legno. Le botti grandi e le barriques poi hanno cambiato completamente il mondo della viticoltura. Le botti di legno sono più pratiche e offrono una facilità d’uso maggiore: sono più facili da trasportare senza il problema della rottura, si possono impilare una sull’altra riducendo gli spazi di stoccaggio, e abbassano notevoltemente i costi di produzione. Oggi la tecnologia ci permette un ritorno alle origini con un approccio ovviamente moderno! Le anfore in terracotta ai giorni nostri sono usate da pochissimi e sporadici viticoltori, che lavorano ancora in fase di sperimentazione. Ettore Biraghi, l’enologo della Tenuta Luigina, mi invita ad assaggiare il vino appena tolto dall’anfora e messo in bottiglia proprio per la serata. Ne avevo già parlato in questo articolo (qui) quando avevo assaggiato il vino dopo 70 giorni di macerazione. Propongo, quindi, il confronto con il Viognier dell’annata precedente, che Ettore aveva vinificato e affinato in barriques. Sono le stesse uve di Viognier allevate nei vigneti di Morbio e Vacallo vinificate in maniera completamente diversa: nel 2014 in barriques e nel 2015 in anfora. Sono quindi due vini diversi, etichettati con nomi diversi: il Mille Petali 2014 e il CentoQuindici 2015. MillePetali 2014 e Centoquindici 2015 (12)Il Mille Petali 2014 è un vino molto sapido e minerale in bocca, quasi salato con un bouquet intenso di frutta, di fiori, di agrumi. Molto fresco, ricco, corposo. È caldo e morbido e continua a migliorare. Ci impressiona molto e ci piace molto per le sue sensazioni di freschezza tagliente, quasi aggressiva, e le sue sensazioni olfattive intense, quasi esplosive. Il Centoquindici 2015, dopo una macerazione durata quasi 4 mesi, si presenta di un bel colore giallo paglierino abbastanza carico, ma lontano dai colori dorati e finanche aranciati di altri vini simili. In genere si trovano vini che hanno subito lunghe macerazioni di colore quasi arancione. Il CentoQuindici invece no, evidentemente il bravo enologo ha saputo controllare bene l’ossidazione. Interessante! Il vino è caldo e in bocca quasi astringente: da bere e da gustare. Al momento non escono importanti note olfattive. MillePetali 2014 e Centoquindici 2015 (11)Aspettiamo e continuiamo ad assaggiarlo. Trovo un retrogusto un po’ amarognolo che conferisce un certo carattere al vino, insieme anche con tutte le altre caratteristiche di corpo e struttura importanti. È fresco, ma non è tagliente come il 2014. Piano piano anche all’olfatto percepiamo delle belle sensazioni di albicocca alternate a note di distillato di albicocca e note mentolate. Consiglio a chi lo acquisterà di non aver fretta di finire la bottiglia. Il vino deve aprirsi … Per questo conservo il vino che non viene bevuto e lo riassaggio dopo 2 giorni! Sorpresa! Il 2015 si è completamente aperto, ossigenato, e diventa potente alla beva e intenso anche all’olfatto con note di frutta matura dolce. Oltre alle albicocche si percepiscono note di pera e di nespola e ancora intense note di fiori di sambuco. Sono profumi dolci e delicati. In bocca è raffinato, elegante con belle sensazioni sapide e minerali che persistono al gusto. Nel finale sono scomparse le note di mandorla leggermente amara e preavalgono le sensazioni dolci, succose e polpose anche di frutti esotici come i Lychees e la marmellata di sambuco. È molto equilibrato. Il confronto con l’annata 2014 è interessantissimo e se da una parte abbiamo un 2014 stupendo da aperitivo, dall’altra emerge un 2015 molto ‘gourmand’, da abbinamento, che suggerirei anche solo semplicemente con un piatto a base di baccalà cotto a vapore e condito con un filo di olio.

Prosit,

Vittoria Fagetti

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