domenica, novembre 19, 2017
TIciVINO

Champagne Philipponnat: verticale di Clos des Goisses

goisses la-bottiglia

Le reflet du vignoble du Clos des Goisses dans le canal produit une illusion d’optique reproduisant une bouteille de Champagne.

Il lato più poetico di questa degustazione risiede sicuramente in un luogo immaginario, racchiuso nel riflesso di un momento, quando, passando sulla sponda opposta del canale, ti accorgi del riflesso nell’acqua di quella magnifica porzione di Champagne che è Mareuil-sur-Aÿ e il Clos des Goisses, il vigneto che occupa la collina sopra al paesino. In questa evocativa immagine d’epoca, che ho trovato in rete, la suggestione ci porta a vedere una bottiglia di Champagne, coricata, pronta per essere presa, aperta, degustata … fino all’ultimo sorso! Ci concentriamo, dunque, per questa degustazione, sul vino simbolo della Maison Philipponnat, il suo Clos des Goisses. Un vigneto di 5.5 ettari, che appartiene alla famiglia dal 1935. La sua caratteristica principale è appunto la pendenza, che arriva fino ai 45°. Una collina molto scoscesa, il cui sottosuolo è costituito da gesso puro. Qui si coltiva la vigna fin dai tempi dei Romani, e sicuramente dal 16° secolo, secondo le testimonianze dell’epoca, che documentano come il vigneto fosse di proprietà della famiglia reale nella persona del Duca d’Orléans. Alla fine del 1800 furono costruite le mura che tuttora cingono il vigneto. La famiglia Philipponnat acquista il vigneto nel 193clos-des-goisses-suddiviso-in-11-lieux-dits-frazionati-in-20-parcelle-550x4015 e lo suddivide in 11 lieux-dits e 20 parcelle, tutte vendemmiate e vinificate separatamente. Clos des Goisses (il vino) nasce da uve Pinot Nero (65%) e Chardonnay (35%). La vinificazione è tradizionale. In legno fermenta circa il 50% del vino. Non viene svolta la fermentazione malolattica. L’affinamento sui lieviti è protratto fino a 10 anni. Il dosaggio è molto basso con 4.5 gr/litro.

Questa sera ci prepariamo alla degustazione con un aperitivo d’eccezione: una magnum di Riserva Millesimata Brut 2003, che per la Maison rappresenta l’espressione massima del Pinot Nero allevato e vinificato nei comuni di Aÿ e Mareuil-sur-Ay. L’annata 2003 è costituita dal 70% di Pinot Nero e un altro 30% di Chardonnay proveniente dalla Côte des Blancs. Le uve sono raccolte molto mature e vinificate in legno. Una parte del vino non svolge la fermentazione malolattica. Dosaggio moderato a 5 gr/litro. Degorgement a settembre 2012, dopo 8 anni sui lieviti. Una bottiglia che esprime molta piacevolezza, morbidezza, rotondità e leggerezza con una dolcezza finale molto marcata. La bollicina è tagliente e quasi piccante. Al naso note di agrumi, in particolare di bergamotto. Tanta mineralità e tanta sapidità. Forse per l’annata più calda, forse per le alte aspettative, ma sentiamo che al vino manca quella profondità tipica dei loro millesimati. Lo sentiamo un po’ leggero, un po’ sbarazzino, troppo ‘piacevole’!Clos des Goisses (40) 2002 2000 1999 1998 1996 1995

Passiamo dunque alla degustazione verticale di Clos des Goisses con l’annata 2002, dichiarata una ‘divina sorpresa’. Dopo un inverno piovoso, la primavera è stata piuttosto secca con un deficit idrico importante. Il vigneto è stato risparmiato dalla gelata di aprile e anche da quella di maggio. Le precipitazioni generose a fine estate ritardano il momento della vendemmia permettendo alle uve di raggiungere una maturazione eccezionale. La nostra bottiglia è stata degorgiata a giugno 2011, dopo 8 anni sui lieviti. Al naso si presenta subito molto intrigante con marcate note di agrumi, note di mela un po’ grattuggiata e un po’ distillata, poi ancora composta di pera, vaniglia, creme caramel, e note di distillato al caffè, sempre tutto in continua evoluzione e mutamento. In bocca l’attacco è potente. Un sorso di forza! La freschezza è accompagnata da una sensazione piccante. C’è tanto gusto, tanta mineralità, tanta sapidità. Un vino voluminoso, cremoso e portentoso, in evoluzione, in crescita. Profondo e molto persistente. Whow che inizio!

Clos des Goisses (7) 2002 & 2000

Due campioni in erba il 2002 e il 2000 con due caratteri diversi.

L’annata 2000 è iniziata con un inverno e una primavera caldi. L’estate è stata parecchio fresca con molta pioggia all’inizio per finire con delle belle giornate asciutte e molto calde. La nostra bottiglia è stata degorgiata a giugno 2010, dopo 9 anni sui lieviti. Il vino si presenta di un colore giallo oro più carico rispetto alle due annate vicine. Al naso si presenta subito con note affumicate, seguite poi da note di agrumi, di scorza di agrumi candita, e note di zafferano. E ancora fiori gialli di campo, note di pasticceria e di crema pasticcera. In bocca è morbido e cremoso, con un apporto di freschezza importante che asciuga. Dolcezza finale.

L’annata 1999 è stata superlativa, con un inverno dolce, una primavera e un’estate calde, accompagnate da un buon apporto di pioggia. Una delle poche annate senza gelate, solo un colpo di freddo a fine estate (anno dell’eclissi totale dell’11 agosto). La nostra bottiglia è stata degorgiata a ottobre 2007, dopo 7 anni sui lieviti. Una bottiglia diversa, completamente, da tutte le altre. Talmente diversa che ci ha deluso un po’ tutti, in particolare per l’aspetto davvero poco fine al naso. Sensazioni sulfuree poco piacevoli insieme a note di zucchero caramellato, rhum, canna da zucchero. Anche in bocca è fresco, sapido, minerale con un finale tendente all’amaro. Speriamo solo la nostra bottiglia!

2002 2000 1999 1998

2002 2000 1999 1998

Per quanto riguarda l’andamento climatico nel 1998 si può dire essere stato abbastanza contrastato: inverno clemente, primavera piovosa, luglio fresco, agosto con un caldo canicolare e settembre piovoso. Alla paura della mancanza di maturazione dell’uva si è aggiunta la paura di sovramaturazione. Il vigneto, in questo caso il Clos, utilizza le proprie risorse nel terreno per attenuare ogni cambiamento climatico, in particolare la mancanza o l’eccesso di acqua. Al momento della vendemmia poi c’era un bel sole che ha prodotto uve leggermente sovramature. La nostra bottiglia è stata degorgiata a febbraio 2008, dopo 10 anni sui lieviti. La prima sensazione, appena versato nel bicchiere, è quella del distillato, seguita da note un po’ mentolate e balsamiche. Migliora in gentilezza con l’ossigenazione e troviamo più finezza con note delicate di fiori gialli di campo. In bocca si ha subito una bella sensazione asciutta con una bollicina un po’ sottotono. freschezza, mineralità e sapidità sempre molto marcate. A fine serata questa bottiglia diventa sempre più buona, più gustosa, più ampia, più potente. Grande corpo e grande struttura. Una sorpresa! (a differenza del 1999 che fatica a migliorare…)

Clos des Goisses (39) 1996 1995

1995 & 1996

Terminiamo la serata con due superstar: Clos des Goisses 1996, e Clos des Goisses 1995. Due vini straordinari. La bottiglia del 1996 è stata degorgiata ad aprile 2006, dopo 9 anni sui lieviti, mentre il 1995 a febbraio dello stesso anno nel 2006, dopo 10 anni sui lieviti.

L’annata 1996 si presenta con una sensazione citrica importante. Un vino assolutamente potente, il vino che ci aspettavamo e volevamo e che fa la differenza un po’ su tutte le altre annate. Scorza di agrumi candita, cedro, arancia, bergamotto, poi note di pasticceria, di pasta lievitata, panettone, sensazioni minerali che emergono al gusto prepotentemente, erbe officinali e aromatiche, salvia, rosmarino. Potenza, forza, ampiezza tutto molto controllato e festoso. Il bicchiere più persistente della serata. Un gusto che rimane attaccato al palato. Un’emozione racchiusa in un sorso!

Clos des Goisses 1995 è un millesimo particolare, caratterizzato da una forte concentrazione. In aprile si sono verificate alcune gelate, che hanno ridotto la quantità di uva di qualità vendemmiata. Sono state prodotte solo 3’300 bottiglie, una parte delle quali tenute nelle cantine della Maison per uscire in un secondo momento come vecchio millesimo recentemente degorgiato. Dopo 10 anni sui lieviti e 10 anni dal momento del degorgement, il vino si presenta all’olfatto con note affumicate, seguite da note fruttate di agrumi, erbe officinali e aromatiche, note balsamiche, sembra poi di sentire note di ribes e di lampone. In bocca grande impatto di freschezza, con molta mineralità e sapidità. Qui c’è brio, vivacità, gioventù, voglia di correre.

Una curiosa analogia per capire il carattere diverso di queste due annate straordinarie è stata suggerita dall’amico Rosario ricordando i protagonisti del romanzo di Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro: il monaco e l’artista, lo spirito e l’emozione, la perfezione e la vivacità, la ricerca di avventura e la ricerca di armonia e di pace. «Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.»

Grandi bottiglie anche questa sera. Prosit,

Vittoria Fagetti

10 febbraio 2016

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0 Comments

  1. renato 18 febbraio 2016 at 16:52

    “​Philipponnat ​”​, ​Il produttore che esprime la sua personalità e territorio, ​una grande serata di emozione, un ​”​vino​”​ di gran carattere ​​che resta impresso nella memoria​ !!​
    ​Concordo ​con l analisi​ gustativa​ di​ Vittoria, che come sempre descrive ​dettagliatamente e con precisione​ ​​le annate, è evidente che il 1996 emerge su tutte le altre, dimostrando che la grande annata è importante e predominante.
    Peccato davvero per il 1999 che è sembrato un altro vino scarico, spento, senza vitalità e carattere, fuori da quel filo conduttore che ho trovato in tutti gli altri.
    ​Grazie a tutti gli amici presenti e che esprimeranno il loro pensiero!!

    Renato

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