martedì, luglio 17, 2018
TIciVINO

RICHIAMO 2015 e TERRE DEI CASTELLI 2016

La regione vitivinicola del Canton Ticino si presenta davvero tanto frammentata nei suoi mille e passa ettari di vigneto sparsi un po’ ovunque sulle colline, sui ronchi scoscesi o su minuscoli altopiani posti a mezza montagna. Piccoli appezzamenti di vigna ereditati che ancora vengono seguiti e curati con passione più per hobby che per professione. Capita quindi spesso di incontrare qualche piccolo produttore, proprietario di un vigneto anche piccolo, che magari lavora la vigna da una, due o più generazioni, che ha sempre in parte venduto le uve a produttori più grandi e in parte vinificato per uso famigliare, e che oggi decide di imbottigliare e commercializzare il suo vino direttamente. Questo scenario si riscontra maggiormente nella regione vitivinicola del SopraCeneri a ridosso delle Alpi Lepontine.

È proprio qui che vive la famiglia Ambrosini, proprietaria di uno dei tre ettari di vigna che formano il comprensorio detto ‘Ai Mott’ sui Monti di Ravecchia, che da 40 anni si occupa dei vigneti. Siamo a 450 metri s.l.m. con un’esposizione a Sud Ovest. In questo video ben si capisce la bellezza della zona e del vigneto qui. Il lavoro è tutto manuale, non essendoci un accesso stradale in vigna e le uve, un tempo trasportate a spalla fino a valle, oggi vengono portate a valle tramite elicottero. Il vigneto oggi è protetto da reti antigrandine, ma soprattutto per difendere i grappoli da uccelli, ungulati e tassi.

Quarantanni fa i nonni lavoravano in vigna e facevano il vino per tradizione in maniera molto artigianale. Lo producevano per se stessi e per rivenderlo nelle osterie della città di Bellinzona.

Da una decina di anni l’attività vinicola della famiglia è passata in mano a Lorenzo Ambrosini, che ha voluto portare un po’ di modernità e di maggior qualità, creando delle nuove etichette e cercando anche di migliorare il lavoro sia in vigna che in cantina. Innanzitutto attenzione alla qualità delle uve, attraverso il diradamento dei grappoli per contenere la resa intorno ai 700/800 grammi per mq. E anche in cantina, con l’appassimento di parte delle uve, dopo la raccolta, per circa 15 giorni su telai ventilati di reti metalliche, al fine di avere un vino di struttura più intensa.

Ho assaggiato il Richiamo 2015 e il Terre dei Castelli 2016, e con sorpresa, scopro un piccolo produttore che si dedica con passione al suo vigneto.

Il Terre dei Castelli 2016 nasce da uve Merlot 100% provenienti dai Ronchi di Ravecchia. La fermentazione e l’affinamento sono svolti in vasche di acciaio inox. Ne vengono prodotte circa 2500/3000 bottiglie all’anno. L’etichetta rappresenta un castello stilizzato ed è stata realizzata dallo scultore Giuseppe Vacaro di Iragna.  Un vino semplice e pulito, poco intenso al naso, ma piacevole al gusto e alla beva. Erbaceo e fruttato, netto, con sentori di frutta fresca, ciliegie appena colte e ribes. Caldo al primo sorso, con una sensazione di freschezza abbastanza pronunciata. Buono da abbinare senz’altro ai piatti tipici della cucina ticinese tradizionale come formaggini freschi e risotti.

Il Richiamo 2015 nasce da uve Merlot 90% e Cabernet Sauvignon 10% allevate nel vigneto ai Motti di Ravecchia. Breve appassimento di parte delle uve per circa 15 giorni, vinificazione in acciaio e affinamento in barriques per circa 12 mesi e in bottiglia per altri 12 mesi. Non viene sempre prodotto, solo nelle annate migliori, in circa 600 bottiglie. L’etichetta simboleggia il richiamo che la natura esercita sui nostri sensi ed è opera del pittore Dario Cairoli di Lodrino. Questa riserva si presenta più intensa e decisa rispetto al primo vino. Al naso emergono subito le note dolci di vaniglia date dalla barriques. Le sensazioni fruttate sono di frutta matura, dolce e piacevole, la ciliegia in prevalenza. Seguono note di liquirizia, note di cuoio, note erbacee. Al palato è caldo e morbido, con un tannino presente e preciso. Molta freschezza e abbastanza sapidità.

Due vini fatti bene, buoni, che nascono dalla cultura e dalla tradizione famigliare. Una microproduzione che va mantenuta, curata, e anche migliorata in virtù della bellezza del luogo dove sono ubicati i vigneti, sullo sfondo dei Castelli di Bellinzona.

prosit,

Vittoria Fagetti

 

 

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