venerdì, novembre 24, 2017
TIciVINO

STORIA DELLA SVIZZERA e DEL CANTON TICINO

Confœderatio Helvetica, Unus pro omnibus, omnes pro uno.

Le date della storia:

a.C. Antichità – i più antichi abitanti del Ticino

(1500 a.C.) la preistoria ticinese incomincia con l’età del bronzo. Si possono fissare tre principali centri: Rovio, Arbedo, Locarno.

(1300 a.C.) Indizi linguistici e toponomastici fanno ritenere essere i Liguri il popolo che abbia occupato non solo l’odierna Liguria, ma anche l’Alta Italia, entrambi i versanti delle Alpi occidentali e l’attuale Ticino. Sarebbero infatti liguri tutti i nomi delle località aventi per desinenza –asco, -usco. –osco e i loro femminili come Giubiasco, Biasca, Verzasca, Bombinasco, Davesco, Osco, Bignasco, Curinasca, Capriasca, ecc… Più sicuramente sono liguri i nomi del Rodano e del Po, l’antica denominazione di Genava per la città di Ginevra è ritenuta d’importanza decisiva per l’affinità con quello di Genova, ligure è pure la denominazione delle Alpi, che significa ‘alte montagne’, come pure le località con l’iniziale alb- come Albinasca, Albumo, Albeglia-

(VII – IV secolo a.C.) I Celti. Di radice celtica sono i nomi di diverse città e borghi aventi la terminazione in –ago e –engo come Aldesago, Sorengo, Albonago, Primadengo. L’insediamento celtico più conosciuto della Svizzera è quello di La Tène, sul lago di Neuchâtel, che ha dato il nome alla cultura della tarda età del ferro avente inizio intorno al 450 a.C. Una delle popolazioni celtiche più importanti in svizzera erano gli elvezi. Nell’antichità, le terre dell’attuale Ticino erano abitate dalla popolazione celtica dei Leponti. Al nome dei Leponti si collega il mito di Ercole, il quale, avendo condotto attraverso le Alpi una emigrazione di popoli (Ercole simboleggiava un condottiero di esodi, come Mosè) verso la Spagna e l’Africa, perdette nel suo grande viaggio la sua retroguardia. Questi guerrieri non avendo potuto superare le Alpi come gli altri che li precedevano, essendo loro gelate le membra a causa delle nevi, si fermarono in quella regione e furono detti ‘Leponti’, cioè i rimasti, i relitti.

(V secolo a.C.) Gli Etruschi. I caratteri alfabetici delle numerose iscrizioni rinvenute in molte località sia del Sottoceneri che nel Bellinzonese e nel Locarnese testimoniano l’influsso della civiltà estrusca nel nostro paese.

(390 a.C.) I Galli. una copiosissima immigrazione gallica penetra nelle terre ticinesi sul principio del IV secolo

L’epoca Romana

196 aC – i Romani conquistano l’Insubria. La presenza romana in Ticino è attestata sia dalla toponomastica (innumerevoli i toponimi in “vicus” o “villa”: Sonvico, Mezzovico, Villa Luganese, Villa Bedretto ecc.) sia dai ritrovamenti – ad esempio a Bellinzona con i resti delle mura di un’antica fortezza romana sull’attuale rocca di Castel Grande, Locarno, Minusio, Muralto, Bioggio e Tesserete, alcuni più importanti, altri essenzialmente di monete, sarcofagi, massi avelli e altri oggetti. La conquista delle valli superiori, ora ticinesi, fu compiuta nell’anno 15 a.C. sotto Augusto. Coloni e soldati veterani erano stati condotti a Como già nell’89 a.C. da Giulio Cesare, al quale è dovuto il maggior contributo alla romanizzazione dell’intero territorio; nel 49 a.C. Cesare vi condusse altri 5000 coloni fra cui 500 greci. I Romani portarono nell’Elvezia le loro leggi, le loro opere civili e le loro istituzioni di generale utilità. In Ticino i Romani portarono la vite.

Sotto il dominio di Roma le terre del Ticino vissero in pace assoluta, anche durante le guerre civili. La romanizzazione dell’Alto Ticino e della regione al di là del San Gottardo divenne perfetta. Lo dicono i nomi latini soltanto superficialmente tedeschizzati di Vallis Ursaira e del suo capoluogo Hospitale (Hospenthal), Rivulus Alpium (Realp), il nome del canton Uri, da Urania o da Uronia, e poi Bürglen e Sielenen da Burgilla e Sillana. E latini sono i nomi Lucomagno, Castro, Ponto Valentino, Lumino (da Lucus minor).

Invasioni Barbariche

Scarse ripercussioni ebbero le invasioni dei barbari nelle nostre contrade protette alle spalle dalle Alpi.

493 dC – dominazione degli Ostrogoti

568 dC – invasione e dominio dei Longobardi. Per quanto riguarda la penetrazione Longobarda si ritiene che a Mendrisio stazionò forse una colonia militare e ciò spiegherebbe i privilegi concessi da Liutprando a Mendrisio. Nuclei longobardi arrivarono nel Locarnese, in Valle Maggia, in Verzasca, a Bellinzona, nella Leventina e sino a Torre nella Valle di Blenio. Dai Longobardi proviene quasi tutta l’antica nobiltà del Ticino: la nobiltà locarnese, dalla quale uscirono i celebri ‘Capitani’ che diedero lustro e decoro all’intera contrada Ticinese. Poi i nobili delle Valli, cioè gli Orelli di Biasca e i feudatari imperiali ‘da Torre’ in Blenio; così pure i da Giornico, i da Gnosca, i da Contone, come egualmente tutti i ‘della Torre’ o Torriani di Mendrisio, i ‘da Novazzano’ e forse anche i Sacco da Mesolcina. Nel 590 d.C. i Longobardi ebbero un grave conflitto con i Franchi che arrivarono con tre eserciti guidati da cento Duchi, uno di questi Olone disceso dal Lucomagno assalì Bellinzona. Ai Longobardi in genere è attribuita la costruzione di torri e castelli nelle nostre valli, come a Piotta, a Quinto, ad Airolo. Così pure i forti di Muralto, di S. Materno, presso Ascona, di S. Biagio presso Locarno, divenute poi sedi e roccheforti di quei signorotti di origine longobarda. I più alti dignitari Longobardi erano i Duchi, suddivisi in maggiori e minori: i primi erano a testa di un’intera provincia, i secondi delle singole città. Le circoscrizioni minori erano governate dai Conti, i singoli villaggi dai Gastaldi.  Le corti reali erano dette le proprietà agricole più grandi. Nelle nostre terre furono Corti Reali Obino, Campione, Lugano, Agnuzzo, Magliaso, Locarno e altre. Esse contenevano fattorie, villaggi e castelli. Le nostre terre dovevano aver avuto già fin d’allora un notevole sviluppo economico.

Medioevo

773 dC – dominazione dei Franchi – Carolingi

800 dC – Inizio del Sacro Romano Impero con Carlo Magno. Sotto i re Franchi la ferrea organizzazione feudale di Carlo Magno fu estesa a tutti gli stati: soppressi i ducati, furono istituite le Contee, amministrate dai Conti, di investitura regia. Sui confini si crearono più vaste circoscrizioni, le Marche, governate dai Marchesi. I Conti avevano l’esercizio della piena sovranità sulle rispettive contee.

900 – 1100 dC –    Signoria dei Vescovi di Como sul Sottoceneri, Bellinzona, Locarno e Valle Maggia. Graduale sostituzione dei Comuni alle Signorie ecclesiastiche.

1182 – giuramento a Torre – principio della lotta antifeudale.

1292 – gennaio – Carta della libertà di Biasca

Considerato la “culla della Svizzera”, il Grütli è monumento nazionale.

1291 – il 1° agosto 1291 i rappresentanti delle comunità montane di Unterwalden, Schwyz e Uri si riuniscono sul prato del Grütli, sulle sponde del lago dei Quattro Cantoni, e pronunciano il giuramento di alleanza eterna: il Patto è conosciuto come Lega Perpetua. Questi primi 3 cantoni si impegnarono per estromettere INSIEME gli Asburgo dalle valli.

1307 – Il popolo svizzero, amante della libertà, si è sempre dovuto difendere dagli attacchi dei popoli vicini che in passato hanno attentato alla sua sovranità e alla sua indipendenza.

La storia di Guglielmo Tell, divenuta leggenda, si colloca verso la fine del tredicesimo secolo, quando l’imperatore Alberto I occupò militarmente la parte orientale del paese con l’intento di impadronirsi della regione. Venne nominato governatore un uomo spietato di nome Gessler che si comportò da tiranno. Egli, però, non riuscì ad imporre il suo volere quando decretò ai cittadini che avrebbero dovuto inchinarsi e togliersi il cappello al suo passaggio. Quando si accorse che la gente non prendeva in considerazione le sue ingiunzioni, Gessler si adirò ed urlò: “Ah, é così? Ebbene vi insegnerò io a mettervi in ginocchio!” Nella cittadina di Altdorf, si teneva un gran mercato. Gli abitanti delle montagne venivano a vendervi lana, burro, latte, formaggi e pecore e vi acquistavano invece tutto ciò di cui avevano bisogno e che non potevano procurarsi nei loro villaggi. L’odiato governatore che conosceva molto bene questa caratteristica della città, fece erigere in mezzo al mercato un’alta colonna sulla cui cima fece mettere il suo cappello. Diede poi ordine di affiggere su tutti i muri di Altdorf dei manifesti con i quali intimava a chiunque passasse sotto quella colonna di inchinarsi davanti al cappello come davanti al governatore in persona. La gente allora cominciò a disertare il luogo in cui era stata eretta la colonna, e chi poté farlo trasferì i suoi commerci nelle stradine adiacenti. Ma bene o male bisognava pur andare al mercato e la maggioranza fu quindi costretta ad inchinarsi. Un bel giorno, un uomo di nome Guglielmo Tell, la cui fama di miglior arciere si estendeva nei dintorni, scese dalle montagne per recarsi ad Altdorf. I suoi dardi colpivano sempre il bersaglio, tanto che in giro, si mormorava che l’abilità di Guglielmo Tell fosse un vero e proprio prodigio. Il montanaro era ben lungi dal pensare di dover dare, quella mattina ad Altdorf una dimostrazione della potenza della sua mano e della precisione della sua mira; quel giorno, infatti, egli era sceso soltanto per far visitare il borgo al suo figlioletto e per fargli ammirare le cose stupefacenti che si potevano trovare al mercato. Guglielmo Tell, passò per la piazza e non si accorse nemmeno della colonna sormontata dal cappello di Gessler. Avevano appena fatto qualche passo che le guardie armate li arrestarono e li condussero al cospetto del governatore. “Tu e tuo figlio avete disobbedito ai miei ordini” questi iniziò. “Penso proprio che non rivedrete mai più le vostre montagne!” Nell’udire queste parole Guglielmo Tell impallidì e strinse forte la mano del figlioletto. Il tiranno continuò:” Si dice che tu sia un arciere prodigioso. Ebbene se riuscirai a dimostrarmelo io dimenticherò il tuo misfatto e potrete andarvene sani e salvi. Tutto quello che dovrai fare é colpire con una freccia, in mia presenza, una mela ad una distanza di cento passi…” poi aggiunse:” Esigo, però, che questa mela venga posta sulla testa di tuo figlio!” I presenti ebbero un fremito di orrore. Alcune donne si asciugarono gli occhi, mentre altre scoppiarono in lacrime. Guglielmo Tell guardò negli occhi il tiranno, poi prese due frecce dalla sua faretra. “Misurate una distanza di cento passi a partire da mio figlio!” gridò alle guardie di Gessler. Uno dopo l’altro le guardie contarono i cento passi, poi posero una mela rossa sulla testa del bambino, e lo fecero mettere in modo che voltasse le spalle al padre. “Girati verso di me!” gli gridò il padre. Il bambino ubbidì e si mise ritto davanti al padre, guardandolo tranquillamente come se si fosse trattato di un gioco. Gli abitanti di Altdorf che erano lì ad assistere, erano sconvolti e le stesse guardie trattenevano il respiro. Soltanto l’arciere sembrava perfettamente calmo. Molto lentamente egli incoccò la freccia e ancora più lentamente levò il suo arco all’altezza degli occhi. Poi prese la mira con la rapidità di un fulmine; si udì la vibrazione della corda tesa e la mela rotolò dalla testa del bambino. Nessuno aveva avuto il tempo di veder volare la freccia, e dalla folla si levò un’acclamazione di stupore. Poi la gioia esplose e tutta la gente si precipitò ad abbracciare Guglielmo Tell e suo figlio. Il tiranno Gessler tratteneva a stento la collera e con voce carica di odio si rivolse all’arciere:” Ma dimmi arciere, perché avevi preparato due frecce? Pensavi forse che una non ti sarebbe bastata?”. “Proprio così”. rispose Guglielmo Tell. “Se avessi ferito mio figlio, la seconda freccia sarebbe stata per te, governatore!” “Prendete questo ribelle!” gridò allora il tiranno alle sue guardie. Ma queste non ebbero il tempo di eseguire l’ordine perché la gente di Altdorf, benché disarmata, si scagliò su di esse e cominciò a colpirle, infuriata. Guglielmo Tell mise un’altra freccia al suo arco e prese la mira per colpire il tiranno. La freccia lo colpì dritto al cuore e Gessler si accasciò al suolo privo di vita. Era il 18 Novembre 1307. L’impresa di Guglielmo Tell fu il segnale della libertà e gli abitanti di Altdorf vollero conservarne memoria; essi infatti collocarono nella loro città una statua del valoroso arciere, che ancor oggi é possibile ammirarla.

Dal 1291 al 1513 : due secoli di battaglie, lotte, alleanze, guerre, sconfitte durante cui molti altri cantoni e comunità si annessero all’Alleanza: Lucerna, Zurigo, Glarona, Zugo e Berna. Nel XV secolo arrivarono poi Argovia e Turgovia, Ginevra, vallese, San Gallo, Appenzello e Grigioni. Friburgo nel 1481, Soletta nel 1491, Basilea nel 1501.

1499: con la Pace di Basilea la Svizzera ottiene l’indipendenza politica e si stacca dall’impero.

1513: costituzione della LEGA DEI 13 CANTONI.

Ticino:

1335-1342 – i Visconti estendono la sovranità di Milano su Como e sulle terre Ticinesi

1403 – primo atto di dedizione della Leventina a Uri e Sottoselva

1419 – I Sacco cedono Bellinzona ai tre Cantoni

1422 – battaglia di Arbedo: i Visconti riprendono Bellinzona e le Valli Superiori

1440: Il Canton Uri conquista la valle Leventina.

1478 – battaglia di Giornico

1480 – pace tra Milano e gli Svizzeri: cessione definitiva della Leventina a uri.

1496 – i Bleniesi giurano liberamente fedeltà ai 3 Cantoni silvani

1500 – volontaria dedizione di Bellinzona a Uri, Svitto e Sottoselva

Il 10 aprile 1503 con la pace di Arona gli Svizzeri ottennero il possesso di Bellinzona e dei villaggi di Medeglia ed Isone.

Il 29 luglio 1506 la Dieta elvetica decretò l’invio di soldati per la difesa dei castelli di Bellinzona.

Nel 1512 era territorio svizzero: la Valtravaglia e la Valcuvia, nell’attuale provincia di Varese; la terra detta ‘delle Tre pievi’ in cima al lago di Como, e anche parte della Val d’Ossola.

1512 – giuramento dei luganesi ai XII Cantoni

1513 – spontanea adesione di Locarno e Vallemaggia ai XII Cantoni

1521 – Mendrisio e Balerna prestano liberamente il giuramento ai XII Cantoni
Nel 1515 i confini furono portati alle sue attuali posizioni, dopo la sconfitta degli Elvetici presso Melegnano.

1803: Con l’Atto di Mediazione napoleonico il Ticino divenne cantone

svizzero
Finita l’era napoleonica, al Congresso di Vienna del 1815 vengono riconosciute internazionalmente le frontiere esterne della Svizzera e quelle interne tra cantoni. Le grandi potenze impongono al Paese la «neutralità armata permanente» per sottrarlo all’influenza francese.

1848 – la Svizzera da confederazione di stati diventa uno stato federale

1878 – Bellinzona è designata capitale del Cantone

1863 – Nasce (a Ginevra) il Movimento Internazionale della Croce Rossa. il suo fondatore, lo Svizzero Jean Henri Dunant, viene insignito del premio Nobel per la Pace nel 1901, primo anno in cui venne assegnato tale riconoscimento.

14-maggio-1938 – la società delle Nazioni riconosce la neutralità della Svizzera

STORIA DEL VINO DEL CANTON TICINO, ovvero LA STORIA DEL MERLOT …

1906 – 2006   –   Cento anni del merlot del Ticino

La viticoltura in Canton Ticino fu introdotta al tempo dell’Impero Romano, e per duemila anni ha sempre fatto parte dell’economia rurale della società. Le famiglie nobili, i proprietari terrieri, i contadini hanno sempre considerato il vino un alimento indispensabile oltre che una bevanda. Alla fine del 19mo secolo la vigna del Ticino si estendeva su circa 8000 ettari. Il momento storico è importante per la viticoltura, perché proprio nella seconda metà del 1800 tutta l’Europa vitivinicola subisce una devastazione da parte di un insetto parassita, la fillossera, che attacca le piante sia alla radice che sulle foglie, succhiando via la linfa.

foglia attaccata da fillossera

La Fillossera è un afide che è stato ‘importato’ dall’America nel 1869. Sulle foglie dell vite americana la Fillossera formava delle ‘galle’, come visualizzato nella foto sopra, dentro cui si sviluppava la prole, parte della quale restava sulle foglie e solo in parte scendeva sulle radici. Sulla vite europea, invece, le foglie non venivano attaccate e l’insetto si stabiliva soltanto sulle radici, procurando in poco tempo la morte della pianta.

Quando ci si accorge della resistenza della vite americana a questo insetto, e si inizia a innestare i vitigni classici europei su vite americana, la superficie vitata in tutta Europa si è ridotta in alcune aree fino anche a un decimo della superficie iniziale. Oggi in Ticino la superficie vitata è di circa 1200 ettari, rispetto agli oltre 8000 di 150 anni prima.

Anche il panorama ampelografico è profondamente cambiato. Scompaiono molte varietà autoctone. L’economia rurale è in crisi ed è anche per questo che nel 1902 viene istituita una commissione che possa valutare la situazione e proponga un piano di risanamento. La ‘cattedra ambulante di agricoltura’ viene affidata al professore Alderige Fantuzzi, agronomo italiano, a cui viene affidato anche il compito di studiare nuove varietà che potessero adattarsi bene al territorio e alle condizioni climatiche del Canto Ticino. Fantuzzi esperimenta diversi vitigni tra cui il merlot, vitigno originario della zona del Bordeaux, in Francia.

Il merlot venne vinificato per la prima volta in Ticino nel 1906, con buoni risultati. Nel 1905 nei vivai di Mendrisio si preparano 12’000 barbatelle e nel 1910 si raggiungono le 42’000 unità.

Nel 1915 fu creato l’Istituto Cantonale di Mezzana, la cui direzione fu data proprio a Fantuzzi, a cui si affiancò nel 1916 l’ingegnere agronomo Giuseppe Paleari, e che ben presto sostituì alla guida dell’Istituto e al quale fu affidato il compito della divulgazione del merlot.

Tra il 1921 e il 1932 Paleari continua gli studi sul merlot mettendo a confronto le 3 varietà che sembravano poter ben ambientarsi nel territorio: il Merlot, la Freisa e la Bondola. I risultati confermarono le caratteristiche organolettiche del Merlot come varietà migliore per il Canton Ticino: con una componente alcolica di 11.9% e un’acidité di 6.9 gr/litro il Merlot si conferma essere migliore rispetto alla Freisa (alcol 10.4% e acidità 9.6 gr/litro) e alla Bondola (alcol 9.6% e acidità 7.4 gr/litro).

Un altro personaggio importante per la viticoltura ticinese fu Giovanni Rossi, consigliere di Stato e anche appassionato di viticoltura, che impiantò a Castelrotto il primo vigneto sperimentale di Merlot. Il vigneto era quello di Vallombrosa, ed è proprio qui che si parla di ‘culla del merlot’.

Dai circa 8000 ettari vitati del 1870 si è passati ai poco più di 1000 ettari dei giorni nostri. Si contano circa 3’800 viticoltori che possiedono in genere piccoli o piccolissime parcelle che coltivano e vinificano nel tempo libero. Di questi pochi hanno scelto la via della viticoltura professionale: si contano una decina di grossi produttori; una cinquantina di medio/piccola grandezza; un centinaio di conferitori, cioè viticoltori che vendono le loro uve alle cantine più grosse.

Il Merlot oggi ricopre poco più dell’80% della superficie vitata del Cantone. il sistema di allevamento è il Guyot, doppio o semplice, con i capi a frutto legati sui fili di ferro ad un’ altezza di 80-90 cm. dal suolo. Questo sistema consente di tenere i grappoli sufficientemente lontani dal terreno e, quindi, di combattere indirettamente la muffa (B. Cinerea); altro vantaggio è quello di disporre la vegetazione sui fili di ferro in modo da sfruttare al meglio l’insolazione.

Nelle valli Leventina, Blenio, Vallemaggia e a Biasca è ancora diffusa l’utilizzazione del sistema a pergola che permette alla vegetazione una migliore esposizione al sole.

Nel Canton Ticino si verificano forti precipitazione (circa 1800 mm. All’anno) distribuite in un breve lasso di tempo. Tuttavia il lungo periodo di insolazione permette la buona maturazione del’uva. La roccia madre sulla quale si è formato il suolo è quasi totalmente di origine cristallina con granito e gneiss; i terreni sono piuttosto acidi e privi di calcare, con un pH variante da 5,5 a 6,5.

In alcune zone del Mendrisiotto si trova invece una roccia calcarea ed un terreno piuttosto alcalino, con un alto contenuto di calcare.

In generale i terreni del Sopraceneri sono leggeri, sabbiosi, permeabili, con un’alto contenuto di materia organica (2%). Alcune regioni del Sottoceneri hanno invece suoli con un elevato contenuto in argilla.

Un problema che sembra essere praticamente risolto è quello della grandine che, specialmente nelle regioni del Mendrisiotto e Malcantone, cade molto frequentemente e dove i premi assicurativi sono molto alti. I sistemi di copertura dei vigneti con reti antigrandine e falde (copertura globale) e con reti a grembiule (copertura localizzata sul filare) permettono la protezione totale del prodotto.

La produzione media decennale cantonale di uve Merlot si aggira attorno ai 55’000 quintali. La vendemmia inizia in Ticino a fine settembre-inizio ottobre, e viene effettuata in modo scaglionato da regione a regione a dipendenza della ottimale maturazione.

(Per la prima parte dell’articolo . fonte: Storia Del Canton Ticino, di G.Rossi e E.Pometta) – (Per la seconda parte dell’articolo . varie fonti: ticinowine.ch ; ticino.ch ; ti.ch -sezione agricoltura- ; sbt.ti.ch )

Like this Article? Share it!

1 Comment

  1. lucchina luciano 27 gennaio 2017 at 10:33

    Essendo abitante del versante sud del Campo dei Fiori, come moltissimi abitanti di questa area, ho sognato e desiderato da quando ho acquisito l’uso della ragione e un minimo di cultura (indipendente da quella che ci han stampato nel cervello con la scuola) l’annesione del mio territorio alla Confederazione. Avendo letto la vostra sintetica ricostruzione ho avuto conferma che appena al di là di casa mia era arrivata la Svizzera: che fortuna sarebbe stata per noi l’inclusione di tutta la Provincia dei Laghi!!!

Leave A Response