giovedì, Ottobre 1, 2020
TIciVINO

NELLA TERRA DEI GIGANTI: I PREMIER GRAND CRU di BORDEAUX

Siambordeaux giganti 6ao amici appassionati che si ritrovano per condividere insieme un’esperienza straordinaria, quella della degustazione di alcune bottiglie di vini francesi, della regione del Bordeaux, i cui vini nascono da vigneti già classificati nel 1855: vini storici, vini importanti, vini buonissimi.

Questa sera assaggiamo Château Haut Brion, Château Cheval Blanc, Château Figeac, Château Margaux e Château Latour.

CHÂTEAU HAUT-BRION 1996

  • Premier Grand Cru Classe in 1855
  • Denominazione AOC: Pessac-Leognan
  • Superficie vitata: 48 ha
  • Produzione annua: 150 mila bottiglie
  • Uve: Merlot 45%, Cabernet Sauvignon 43%, Cabernet Franc 9%, Petit Verdot
  • Età delle vigne: 40 anni
  • Lo Château nasce nel 1533 con Jean de Pontac che, acquistata la proprietà, da il via alla produzione viticola.
  • Attuale proprietario: il principe Robert del Luxembourg
  • 1996: guida J.M. Quarin 94/100 da bere tra il 2012 e il 2030 (circa 490 euro)

bordeaux giganti haut brion 7aDegustazione: al naso note di erbe officinali, sensazioni fini ed eleganti, dolci, minerali di ferro, cuoio, poi ancora note balsamiche, rose rosse, note vegetali, goudron, leggero tabacco, lieve peperone, spezie, caffè … e ancora tanta intensità e tanta complessità. Un vino mai fermo nel bicchiere, sempre in evoluzione. Lo assaggio: la prima sensazione importante è quella della mineralità, poi della sapidità, poi ancora della freschezza, è caldo. Un gusto delicato e fine, che incominciabordeaux giganti 20a in sordina all’inizio della serata e si amplia, si allarga, si intensifica. Il vino si presenta con un carattere austero. Il tannino è vellutato. Non c’è aggressività, non c’è immediatezza. Forza e intensità vengono per così dire rilasciate a piccole dosi nel tempo… Lo assaggio ancora, un altro sorso. Mi accorgo dell’incredibile freschezza data da una spalla di acidità davvero importante. A fine serata questa bottiglia risulterà essere quella che presenta più forza nella freschezza. Il finale è molto lungo e arrivano le sensazioni più ricche di caffè, spezie, cioccolato, caramello…

CHÂTEAU CHEVAL BLANC 1996

  • Premier Grand Cru Classe A nel 1954
  • Denominazione AOC: Saint-Emilion
  • Superficie vitata: 41 ha
  • Produzione annua: ?
  • Uve: Cabernet Franc 60%, Merlot 40%
  • Età delle vigne: 40 anni
  • La storia di questo Château inizia a metà del 1800
  • attuale proprietà: Bernard Arnault (LVMH) e Baron Frère
  • Anche sul sito internet di questo produttore si trova una bella descrizione per esaltare le caratteristiche del terroir: ‘un matrimonio geologico fatto in cielo’.
  • 1996: guida J.M. Quarin 90/100 da bere tra il 2007 e il 2017 (circa 450 euro)

bordeaux giganti chaval blanc 8aDegustazione: all’olfatto questo vino si presenta in maniera diversa dal primo, con note più legate alla frutta matura e fragoline di bosco, ai fiori, con note di violetta, sentori di erbe officinali, olive nere, molto peperone e un po’ di grafite minerale, frutta secca e resina di pino. Al gusto il vino sibordeaux giganti 21a presenta subito molto minerale e sapido. Persistente con un tannino leggermente più ruvido rispetto al vino precedente. È caldo con un finale leggermente amarognolo che ricorda la mandorla bianca appena sbucciata. Anche questo vino rispecchia quel carattere imponente e austero, forse un po’ meno severo del primo vino supportato da una forte componente di acidità che lo rende molto fresco e piacevole alla beva.

CHÂTEAU FIGEAC 1997

  • Premier Grand Cru Classe B dal 1955
  • Denominazione AOC: Saint-Emilion
  • Superficie vitata: 40 ha
  • Produzione annua: 100 mila bottiglie
  • Uve: Cabernet Sauvignon 35%, Cabernet Franc 35%, Merlot 30%
  • Età delle vigne: 40 anni
  • Vinificazione parte in legno e parte in acciaio inox
  • Affinamento fino a 18 mesi in barriques nuove di quercia francese
  • La storia di questo Château è davvero antica. Si parla del 2° secolo d.c., quando una famiglia gallo-romana, la famiglia Figeacus, era già proprietaria di questi luoghi e dedita alla viticoltura. Anche in questo caso con CONTINUITÀ e con REGOLARITÀ la tradizione della viticoltura è stata tramandata nei secoli. Nel 1892 la proprietà viene acquistata dalla famiglia Manoncourt, i cui discendenti sono ancora gli attuali proprietari. Anche qui si parla di terroir eccezionale e di biodiversità in un sito privilegiato. Il loro slogan è: ‘un dono di natura’!
  • 1997: guida J.M. Quarin 85/100 da bere tra il 2007 e il 2010 (euro 75)

bordeaux giganti figeac 9aDegustazione: al naso questo vino è quello che si presenta con un carattere più animalesco di tutti. Note di cuoio e selvatico che pian piano cedono il passo a note di frutta rossa dolce appena accennata. Poi ritorna la sensazione del cavallo scalpitante … Al gusto si presenta minerale e incredibilmente sapido. Molta freschezza e piacevolezza iniziale. Il tannino èbordeaux giganti 22a setoso anche se poi, sul finale, si rivela una sensazione leggermente amarognola di mandorla tostata e mi accorgo di una certa mancanza di eleganza e soprattutto di armonia tra le sensazioni olfattive e quelle gustative. Una sfumatura, certo, che soprattutto a questi livelli è importante notare. Questo vino, (comunque) emozionante, si comporta eccezionalmente nell’abbinamento con alcuni formaggi stagionati. Certo viene un po’ penalizzato nel confronto con gli altri GIGANTI che anche senza abbinamento emozionano molto.

CHÂTEAU MARGAUX 1998

  • Premier Grand Cru Classe in 1855.
  • Denominazione AOC: Margaux
  • Superficie vitata: 87 ha
  • Produzione annua media: 400 mila bottiglie
  • Uve: Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Franc
  • Età delle vigne: 40 anni
  • Vinificazione in cuves di legno di quercia
  • Affinamento fino a 24 mesi in barriques di quercia
  • Château Margaux è un luogo privilegiato, così si legge sul sito del produttore, il cui terroir è il patrimonio genetico dei grandi vini. Senza questa ricchezza non sarebbe possibile ottenere tali vini, insieme con l’infaticabile lavoro e l’ostinazione e l’attenzione e la cura degli uomini che vi si dedicano e vi si sono dedicati per 500 anni, con passione.
  • La tradizione vitivinicola, a Margaux, incomincia verso la metà del 16° secolo, quando Pierre de Lestonnac tra il 1572 e il 1582, ristruttura completamente la proprietà: abbandona la cultura dei cereali e si dedica esclusivamente alla produzione di vino. Alla fine del 17° sec la proprietà di Château Margaux si estende già sugli attuali 265 ettari, di cui 87 ettari consacrati alla vigna. Da allora poco sembra sia cambiato!
  • Interessante: sul sito internet si trovano informazioni sui millesimi prodotti fino al 1771, primo millesimo bordolese apparso sul catalogo Christie’s nel marzo 1776 con la dicitura: ‘eccellente bordeaux con un buon sapore’.
  • Attuale proprietà: Corinne Mentzelopoulos
  • 1998: guida JM Quarin 93/100 da bere tra il 2013 entro il 2028 (circa 480 eur)

bordeaux giganti margaux 10aDegustazione: questo vino si presenta di un colore rubino, con riflessi granati, più carico rispetto a tutti gli altri. Al naso si presenta con particolari note vegetali e balsamiche, un po’ di frutta rossa matura, note di cioccolato, di liquirizia e sensazioni dolci di vaniglia. Forse il più ammiccante, guizzante, scintillante … Al palato si percepisce subito una maggior sosbordeaux giganti 23atanza, ricchezza, succosità. Un vino di minor austerità, quindi, e maggior piacevolezza. Il tannino qui è più presente, leggermente rugoso. Si percepisce bene una maggior persistenza e una maggior potenza rispetto ai vini assaggiati finora. Grandi spalle, grande corpo, robusto, forte con un finale che invita a sensazioni dolci. La percezione della mineralità e della sapidità, qui, è minore, proprio perchè si ha un maggior apporto di sostanza che arricchisce il vino con grande equilibrio e armonia.

CHÂTEAU LATOUR 1997

  • Premier Grand Cru Classe in 1855
  • Denominazione AOC: Pauillac
  • Superficie vitata: 80 ha
  • Produzione annua: ?
  • Uve: Cabernet Sauvignon 75%, Merlot 23%, Cabernet Franc e Petit Verdot 2%
  • Età delle vigne: tra 40 e 100  anni
  • Château Latour è situato nel cuore del Medoc viticolo e da secoli uomini e donne lavorano con pazienza, amore e savoir-faire. Il patrimonio geologico eccezionale del terroir è costituito da tre grandi famiglie pedologiche: 1 – Le graves argillose depositate da più di 3 milioni di anni nel sottosuolo. 2- Le sabbie ghiaiose, di origini più recenti. 3 – Le argille marnose.
  • Il primo documento a certificare la storia di questo Domaine risale al 1331.
  • attuale proprietà: F. Pinault dal 1993
  • 1997: guida J.M. Quarin 89/100 da bere tra il 2004 e il 2015 (circa 450 Eur)

bordeaux giganti latour 11aDegustazione: all’olfatto il vino si presenta con una sensazione molto intensa di peperone che va, viebordeaux giganti 24ane e ritorna ancora. Note vegetali importanti quindi, seguite da note fruttate di frutta rossa matura e dolce, note floreali con i petali della rosa rossa appassiti. Sensazioni minerali e sensazioni leggermente speziate. Al palato subito si ha la forte percezione di mineralità, di sapidità, di succosità, di freschezza, di persistenza, di eleganza e anche di delicatezza. Torna la sensazione della frutta matura. Elegante, incredibilmente persistente. Dinamico. Lentamente e gradualmente rivela la sua grande piacevolezza. Lentamente si capisce, si interpreta, si entra in sintonia. 

Conclusioni: Château Latour è il vino che forse è mi piaciuto di più insieme a Château Margaux, anche se non è possibile fare una classifica di queste bottiglie straordinarie. Tutte grandissime ed emozionanti. Le piccole imperfezioni di questi vini diventano pregi, da capire, da interpretare, con cui entrare in sintonia.  Ciò che affascina è il carattere austero e nel contempo potente; gentile, delicato e nel contempo ricco, sostanzioso. Ciò che affiscina sono tutte le caratteristiche gustative evidenziate, esaltate, e soprattutto in armonia tra loro. I vini non sono mai minerali e sapidi, bensì molto minerali e molto sapidi. Al contrario la sensazione tannica è sempre contenuta, vellutata, setosa anche se il tannino c’è e sostiene, come un pilastro, il vino, insieme all’acidità, percepita come freschezza piacevole. Ma nessuno di questi pilastri prevale sull’altro. Vini come antichi templi greci: classici, perfetti, sostenuti da colonne più o meno decorate, ma aperti, liberi, spaziosi, imponenti …

Si riconosce un filo conduttore comune nei profumi eleganti e piacevoli, nella finezza, nella mai aggressività, nella forte componente minerale e nell’espressione sempre gentile e delicata.

La grandezza e la ricchezza di questi vini esce piano piano. Iniziano in sordina, appena li versi nel bicchiere, come una musica suonata sottovove da pochi strumenti, per aumentare di intensità e piacevolezza, come il suono di una cavalcata sinfonica suonata da un’intera orchestra. Sono vini che durano nel tempo, senza scomporsi.

Interessante notare come nei siti internet dei produttori di questi vini eccezionali, venduti a prezzi altrettanto eccezionali, si introduce la produzione parlando ed evidenziando la situazione geografica, geologica e climatica: il patrimonio genetico dei grandi vini, così definito sulle pagine di Château Margaux. Una sfida anche a colpi di ‘slogan’, segue infatti Château Cheval Blanc con la sua bella definizione ‘un matrimonio geologico fatto in cielo’ …

Un modo certo per giustificare l’enorme divario di prezzi che divide questi Premier Grand Cru Classè con tutti gli altri, buonissimi, vini di Bordeaux: prezzi 5 volte, 10 e perfino 20 volte più alti. Insomma ce lo siamo chiesti tutti (e continuiamo a farlo ogni giorno che vediamo salire alle stelle le loro quotazioni) qual è la differenza tra un vino da 50 euro e un altro da 500 o anche 1000 euro.

Di certo sono la storia centenaria (millenaria in alcuni casi), la tradizione, e soprattutto la continuità e la regolarità attraverso i secoli, poi il terroir eccezionale costituito da sottosuolo e clima, la conservabilità e bevibilità nel corso degli anni, l’affidabilità e per finire anche e soprattutto le regole di mercato tra domanda e offerta … Quale altra regione vitivinicola, che non sia francese, racchiude in se tutte queste caratteristiche? Italia, Spagna, Grecia, Nord Africa, le nazioni che si affacciano sul mediterraneo dove la viticoltura risale a ben oltre 2000 anni fa, purtroppo, non hanno saputo valorizzare e tramandare NEL TEMPO le proprietà, i castelli, i feudi, le signorie, i contadi (tanto per restare in patria) luoghi e piccole economie che hanno da sempre vissuto sulle produzioni agricole e naturalmente vitivinicole. Un patrimonio viticolo, tutto quello europeo, che è stato spazzato via nella seconda metà del 1800 da un piccolo insetto, la fillossera e che pochi (pochissimi) hanno cercato di mantenere e ricostruire. I francesi lo hanno fatto e sono, a mio giudizio, leader nel mondo.

prosit,

Vittoria Fagetti

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….

17 febbraio 2015

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