venerdì, Settembre 18, 2020
TIciVINO

DOM PèRIGNON – Decanter Masterclass – verticale dal 2003 al 1966

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Quando, direi quasi per caso durante il mese di luglio, abbiamo saputo di questa degustazione di Dom Pèrignon non abbiamo perso tempo. All’apertura informatica delle iscrizioni abbiamo cliccato su ‘conferma’ ed eravamo, magicamente, prenotate. Londra è lontana da Lugano, ma non così tanto. Più lontano e più lungo è l’infinito tempo di attesa, di aspettative, di preparazione, di progettazione.

Novembre è arrivato e all’apertura della porta dell’Empire Room del Landmark Hotel, Anna ed io, con puro spirito agonistico, abbiamo guadagnato la prima fila, proprio davanti al relatore, Monsieur Richard Geoffroy, chef de cave di Dom Pérignon.

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I primi tre vini erano già stati serviti nei bicchieri. Velocemente tutti quanti hanno preso posto e altrettanto velocemente siamo stati catapultati nell’universo Dom Pérignon.

Monsieur Geoffroy ha condotto la relazione parlando per più di un’ora, continuamente, senza quasi mai assaggiare i (suoi) vini, in tono monotono, cioè sempre uguale, senza variazioni, quasi senza vibrazioni, direi anche quasi senza trasmettere entusiasmo, da mero tecnico professionista. Oh cielo! Non è stato per niente facile seguire le spiegazioni, star dietro ai racconti, ai misteri svelati, alla ricchezza di dettagli e dei segreti che avvolgono il successo di questo Champagne.

Scherzo! Ovviamente! Nessun segreto svelato … nessun aneddoto simpatico legato a questo o a quel millesimo.

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Per fortuna c’erano i vini, nei bicchieri, che continuavano ad essere versati, man mano che si procedeva nella degustazione. Dieci millesimi: dal 2003 al 1966. Quattro tipologie: vintage, vintage rosè, oeno, oeno rosè. Per fortuna c’era tutta questa abbondanza e questa ricchezza da degustare e da bere. Bottiglie e millesimi quasi fuori commercio a cui non è possibile neanche attribuire un prezzo, ma piuttosto un valore, quello del tempo, ovvero quello dell’immortalità!

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Dom Pérignon 2003: Colore giallo chiaro brillante, bollicine fini, presenti e in continua effervescenza. Al naso: nocciole, lieviti, fichi, fiori secchi, accenno di agrumi, leggero affumicato e gradevole tostatura. Nota marina, di alghe. Al palato: bollicina cremosa, mineralità e sapidità in evidenza, equilibrio, costruzione, impettimento. Sensazione finale di dolcezza.

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Dom Pérignon 2002: colore giallo paglia chiaro e brillante. Effervescenza finissima. Al naso: più floreale rispetto al 2003, nocciola, sentori che ricordano il distillato di vino. Nota di vaniglia, brioches, fiori di tiglio. Più aperto. Al palato bollicina cremosa e delicata, più freschezza e mineralità in evidenza, lunghezza e persistenza, un finale leggermente ammandorlato, meno aggressivo del 2003.

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Dom Pérignon Oenotèque 1996:  Degorgement: 2008. Colore giallo paglierino chiaro e brillante. Naso: impatto sicuramente più intenso e complesso rispetto al 2002 e 2003 con abbondante frutta secca tra cui spicca la nocciola, lieviti, sentori di affumicato, una ventata iodata, agrumi, sentori ancora giovani. Palato: al primo sorso si è come aggrediti da un’acidità piccante e davvero aggressiva, come un’ESPLOSIONE. Cremosità di bollicine. Finale lungo con note di nocciole e vaniglia. Ricchezza di gusto, intenso, persistente. Note affumicate. I caratteri più duri di mineralità e sapidità sono molto evidenziati e appena in equilibrio con le note più calde e morbide. La straordinaria armonia che troveremo nelle oenotèque che assaggeremo più avanti, qui appena si percepisce. Un vino di forte carattere e intensità.

È la prima volta che assaggio un oenotéque. Una rivelazione, tanto che i vintage 2002 e 2003, quando riassaggiati dopo questo, letteralmente ‘scivolano via’.

Ma cosa significa l’etichetta Oenotèque? Leggo e (copio) dal sito internet di Dom Pérignon che riporta la seguente dicitura: “il Label Oenotèque indica che una vendemmia Dom Pérignon ha raggiunto il suo secondo picco di maturità e quindi un’intensità ottimale (da 15 a 20 anni dopo la raccolta) oppure il suo terzo picco di maturità e di conseguenza una complessità ottimale (dopo 30 anni sulle fecce). Solo lo Chef de Cave può stabilire quando il vino ha raggiunto lo stadio ottimale della sua evoluzione. Solo allora il vino verrà messo in commercio con il Label Oenotèque. Come garanzia di eccellenza, al momento della sboccatura, ogni singola bottiglia di Oenotèque viene assaggiata da un vinificatore Dom Pérignon.”

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Dom Pérignon Rosè 2000: Colore rosa tenue quasi confetto e brillante. Naso: teneri e delicati sentori di rosa e piccoli frutti rossi. Ci vuole un m omento prima che si apre, ma poi ecco che i sentori di lamponi e ribes inondano il bicchiere, ricordano un po’ la marmellata dolce con sentori delicati di lieviti. Palato: attacco di grande freschezza, tendente ad una acidità importante, struttura, corpo, leggera astringenza, cremosità.

Dom Pérignon Oenotèque Rosé 1990 – magnum: Colore rosa con riflessi più aranciati e brillante. Naso: i profumi sono molto più evoluti e assolutamente terziari con note minerali di idrocarburi e di affumicato. Un carattere più evoluto e più complesso con note di frutti maturi, fichi, datteri, rabarbaro. Palato: la bollicina è quasi pungente, l’acidità è tagliente, leggera astringenza. Cremosità, tanta struttura, corpo, intensità e mineralità. Lunga persistenza. La sapidità arricchisce e sostiene tutte le componenti. Al gusto si ritrovano i sentori di fragola, liquirizia, cioccolato. Perfetto equilibrio.

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Dom Pérignon Oenotèque Rosé 1982 – magnum: Colore rosa più intenso evoluto tendente al granato chiaro e brillante. Naso: strepitoso con note che vanno nella direzione del distillato di prugna e della confettura di prugne. Ancora maggiore intensità, con frutti maturi e canditi, scorza di arancia, nota vanigliata. Palato: molta mineralità con idrocarburi. Complessità e ricchezza che danno proprio l’idea di un vino assolutamente esclusivo e impareggiabile. Equilibrio e armonia, qui, sono eleganti. Nulla prevale, tutto emerge armoniosamente, con davvero grande piacevolezza. Cremosità. Persistenza con finale di leggero affumicato. È qualcosa di mai assaggiato, buono, irresistibile, di carattere. 30 anni e nessun accenno ossidativo!

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da sinistra: Oeno 1990, Oeno 1982, Oeno 1973, Oeno 1966

Dom Pérignon Oenotèque 1990 – magnum, Degorgement nel 2006. Colore giallo chiaro intenso e brillante. Naso: pulito, buono, fine, delicato, floreale, straordinariamente complesso. Subito note di iodio, liquirizia, lieviti di crosta di pane, poi esce la nota floreale di camomilla e fiori d’arancio, segue una nota più agrumata di bergamotto e richiami dolci. Palato: acidità affilata e ancora un po’ tagliente. Grande mineralità e sapidità in equilibrio con una notevole morbidezza. Persistente. Gusto leggermente iodato e salino che finisce con la frutta candita lasciando una sensazione quasi dolce. Finezza ed eleganza molto femminile.

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Dom Pérignon Oenotèque 1982 – magnum,  Degorgement nel 2006, Colore giallo paglierino chiaro intenso e brillante (30 anni! ma come fa ad essere così chiaro?) Naso: ancora più complesso, più pieno e più cremoso. Immaginatevi un ‘naso cremoso’! Quella è la sensazione. Note tostate e di nocciole, pan briches, crosta di pane, lieviti dolci. Palato: straordinario equilibrio e strepitosa armonia. Freschezza, mineralità, sapidità. La bollicina è intensa e piena, cremosa e spumeggiante. Incredibile. Nessun accenno di ossidazione, anzi ti spunta un fiore in bocca!

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Dom Pérignon Oenotèque 1973 – magnum,  Degorgement nel 2007, Colore giallo chiaro intenso e brillante. Naso: qui si va verso note più terziarie di idrocaburi e di affumicato. All’inizio sembra ancora un po’ chiuso, bisogna ritornarci, concentrarsi, dedicarsi e poi piano piano escono le note di mare, le alghe, il cioccolato, la liquirizia. Evoluzione di profumi, spezie dolci, caffè, tabacco. Uno champagne quasi evocativo. Fa rivivere emozioni del passato. Emozionante. Palato: nocciola, tabacco, affumicatura, freschezza, armonia, mineralità. Ma non c’è tempo per approfondire.

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Dom Pérignon Oenotèque 1966 – magnum,  Degorgement nel 2004. Colore giallo dorato chiaro e più intenso e brillante. Naso: note di frutta matura e candita, melone, lime, bergamotto. Stupisce. Palato: estasi! sembra giovanissimo, nessun segno di stanchezza, nessun segno di ossidazione. Vibra, canta, s’alza. È pulito. Si percepisce proprio l’integrazione di tutte le parti. Freschezza, forza, potenza, coraggio. Un fuori classe, incredibile, quasi indescrivibile. Una grande emozione. Un talento!

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Sono ancora emozionata, dopo giorni dalla degustazione; sono ancora un po’ mossa e un po’ scossa per aver avuto l’occasione, l’opportunità, la fortuna di aver partecipato, (al costo di 90 GBP), a questo incredibile masterclass organizzato dalla rivista Decanter.

Purtroppo i segreti restano i segreti.

I vintage diventano sempre più buoni col passare del tempo.

La ricchezza e la complessità restano i caratteri principali di questo vino.

L’ossidazione è assolutamente bandita. Non vi sono accenni e non vi sono segni di alcuna ossidazione.

I vini maturano, ma non invecchiano; raggiungono quello stadio di armonia e saggezza, pur preservando un carattere giovane e forte. Sembra quasi che, alla maison, abbiano scoperto la fonte dell’eterna giovinezza (per il vino, ovviamente, più che per le persone). A noi non ci resta che berlo, consumarlo, sostenere l’azienda, nella speranza che un po’ di quella giovinezza ci resti attaccata allo spirito e alla vita!

Ho scoperto l’oenotéque, ho scoperto alcuni grandi millesimi dell’oenotèque, ma ancor di più ho scoperto quello che Monsieur Geoffroy chiama ‘the magnum factor, no doubt’, parte del segreto della fonte dell’eterna giovinezza.

Concludo con un ringraziamento a Decanter, in particolare alla signora Sarah Kemp, Publishing Director, a capo dello staff che ha organizzato l’evento, e presente in sala. Di sicuro si ricorda di noi, sedute proprio li in prima fila.

Vittoria Fagetti

(con la collaborazione di Anna Valli)

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LETTERA APERTA A:

Mrs Sarah Kemp
Publishing Director
Decanter
 
Monsieur Richard Geoffroy
Chef de Cave
Dom Pèrignon

Sono stata onorata e felice per aver avuto l’opportunità di partecipare a questa straordinaria degustazione di Champagne. Grande e straordinaria è stata l’emozione. Indimenticabile.

Mi chiedo però se in questo contesto sia stato davvero affrontato fino in fondo il discorso legato alla PASSIONE, alla COMUNICAZIONE e all’AMORE per il vino, dato che l’entusiasmo e la passione sono stati d’animo che in quell’occasione, mentre erano al loro culmine, sono stati vergognosamente spenti, abbattuti, contenuti e rimproverati dalla sua voce al microfono che continuava a ripetere: “it’s finished, please go …”.

Abbiamo dovuto lasciare la sala nel momento più interessante, quando questi vini incominciavano ad esprimersi e a lasciarsi andare a profumi sempre più ampi, più profondi, più intensi, diversi. Proprio in quell’esatto momento di trasformazione e di evoluzione del vino nel bicchiere. Che disastro, che peccato, che vergogna, ma soprattutto che delusione.

Come ha potuto, lei, signor Geoffroy permettere questo?

È stato tutto detto, fatto e bevuto in fretta. C’erano due persone di fianco a me che in 1 ora hanno letteralmente trangugiato e prosciugato i 10 bicchieri di Dom pèrignon. Io non ho potuto, non ho avuto il tempo. Mi sono dedicata ai quattro vintage finali di oenotèque, ma non ho avuto il tempo di capire, sentire di più, e soprattutto non ho potuto apprezzare i tre vini rosè.

E dunque mi chiedo: cui prodest?

1 – al pubblico? cioè a noi, che abbiamo DOVUTO sentire, bere, capire, ascoltare tutto in fretta? Non credo proprio!

2 – a Monsieur Geoffroy? che era soprattutto preoccupato di restare nei tempi di relazione che gli erano stati assegnati e che per questo non ha avuto la possibilità di ALCUN RISCONTRO con noi del pubblico. Non credo proprio!

3 – alla rivista Decanter? che ha dichiarato il suo potere e sancito la sua supremazia nell’essere riuscita a organizzare una simile degustazione; nel riuscire a portare proprio lui, Richard Geoffroy, a Londra per presentare i suoi vini? Credo proprio di si! Una sorta di AUTO GLORIFICAZIONE: God Save Decanter!

Anche questo sentimento di delusione mi accompagnerà nel tempo.

Le degustazioni e le masterclass con straordinarie verticali di vini, come questa, dovrebbero avere lo scopo principale di CONOSCERE, CAPIRE, IMPARARE, POTER VALUTARE e CONFRONTARSI con quel vino, con quel produttore, con quell’azienda, con la sua storia. Dovrebbero rappresentare dei momenti di APPROFONDIMENTO e di COMUNICAZIONE e non di auto glorificazione, nè del produttore, nè tantomeno dell’organizzatore.

“Odi et Amo,
quare id faciam, fortasse requiris, nescio,
sed fieri sentio et excrucior”

Vittoria Fagetti

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DOM PÈRIGNON
DECANTER MASTERCLASS
17 NOVEMBRE 2012

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