venerdì, Settembre 18, 2020
TIciVINO

GIULIO FERRARI, La Riserva del Fondatore – verticale 6 annate

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Mi ritrovo ancora a scrivere e pubblicare nella sezione che ho voluto chiamare ‘Oltre il Ticino’: ci sono storie che non possono essere dimenticate, ci sono storie di vini meravigliosi che vogliono essere raccontate. Questa parla di Giulio Ferrari, La Riserva del Fondatore, un vino, un vigneto: Maso Pianizza è lo storico vigneto di proprietà della famiglia Lunelli, piantato a chardonnay, che con la vendemmia del 1972 ha dato luce al Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, che noi stasera andiamo a degustare in diverse annate …
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Sul sito del produttore e navigando qua e la in rete non si trova una vera e propria scheda tecnica di questo vino. Abbiamo solo alcuni riferimenti, che sono, appunto:

La provenienza delle uve: esclusivamente dal Maso Pianizza, 12 ettari di vigneto impiantato a chardonnay nel corso degli anni ’60. Altitudine: tra i 500 e i 600 metri s.l.m. – esposizione: Sud – Ovest – densità di impianto: 4’500 ceppi per ettaro. Uve: chardonnay 100%, produzione media: 90 q.li per ettaro

MILLESIMATO, maturazione sui lieviti: circa 10 anni

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Ci tuffiamo nella degustazione, le considerazione dopo la degustazione di ogni millesimo:

 

GIULIO FERRARI 2000

Colore giallo paglierino abbastanza carico. Il perlage è fine, ma un po’ scarso e le bollicine si rivelano anche un po’ evanescenti. Al naso è fine di lieviti, fiori, rose, frutti bianchi, pesche. Al palato è buona la freschezza, sembra abbastanza polposo, morbido. È il primo che assaggiamo e abbiamo subito un impatto positivo, di cremosità, mineralità. C’è una leggera mandorla finale o forse è più quella nota amarognola del pompelmo rosa.

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annata 2000 (sinistra) – annata 1999 (destra)

GIULIO FERRARI 1999

Colore giallo paglierino carico. Il perlage è fine, le bollicine sono numerose e persistenti. Al naso è subito più intenso di crema di burro, leggermente balsamico, camomilla. Al palato è

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molto più fresco rispetto all’annata 2000, c’è più cremosità, più burrosità, e anche più mineralità. Ecco che ci piace subito ancora di più del primo assaggiato.

 

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GIULIO FERRARI 1997

Su questa annata si è accesa una discussione interminabile di pareri contrastanti. Io ho sentito subito una nota amara e di muffa, qualcosa di fastidioso, che chiamerei semplicemente ‘sa di tappo’ … ma non così gli altri appassionati amici di ventura. Di sicuro questa bottiglia è la più diversa dalle altre, e ribadisco che i sentori non tendono alla piacevolezza.

 

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GIULIO FERRARI 1996

Colore giallo dorato. Al naso i profumi sono fini ed eleganti, ed intriganti, ed esaltanti … di mela golden matura, di fiori, leggero balsamico, melone, mandarino candito, gambo verde di carciofo, miele e crema di miele, apfelsaft … Al palato c’è grande freschezza e mineralità, e sapidità, e cremosità. Finezza ed eleganza. È questa una bottiglia che chiede di essere bevuta anche tutta da sola, senza abbinamento, a differenza delle altre che chiamano il cibo a sostegno. L’assaggio e riassaggio. Aumentano le note balsamiche, erbe medicinali e soprattutto tanto miele e succo di mela golden. Va poi sulla resina e sentori di Lychees. Sono passate oramai quasi tre ore e nel bicchiere il vino è ancora appassionante e soprattutto esprime intense note di calvados. Una bottiglia assolutamente straordinaria, che sicuramente ci entusiasma tutti, concordi sulla sua grandezza.

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GIULIO FERRARI 1995

Nota predominante di camomilla da infusione. Il vino sembra subito un po’ più chiuso. È sicuramente meglio alla beva. Mineralità, Freschezza, Cremosità … un vino che ha bisogno di maggior tempo per esprimersi. Infatti non ci delude. Anzi questo suo rivelarsi e svelarsi in un secondo tempo, ci fa capire un po’ la grandezza di questo importante spumante italiano, che sta anche nel mantenere a lungo nel corso del tempo importanti caratteristiche di freschezza e mineralità.

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GIULIO FERRARI 1994  

Sboccatura 2004. Il colore di questo 1994 è più chiaro rispetto alle altre annate, leggermente più scarico. Il perlage, invece, è molto persistente con numerose bollicine fini. Al naso è vegetale di humus, funghi secchi e cavolo verde. Al palato è molto fresco e la bollicina davvero viva e vivace.

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fino al millesimo 1994 veniva riportata in etichetta la data di sboccatura

Tutte le bottiglie sono davvero stupende, magari non perfette, ma sicuramente ci raccontano una storia un po’ diversa con un filo conduttore che li lega e soprattutto li eleva tra i grandi vini italiani. Succo, Materia, Mineralità, Sapidità ed Eleganza e la freschezza su tutto. Nessuna di queste bottiglie accusava stanchezza e maturità, bensì vivacità, energia, abbastanza potenza ma senza pesantezza.
Le bottiglie più sorprendenti sono la ’96, la ’95 e la ’94: ognuna trasmette sentori differenti e sensazioni tattili ancora molto vive e presenti: funghi secchi e vegetale nella ’94, con una bollicina viva e persistente nel corso dell’intera serata, molta freschezza e sapidità e molta mineralità; infusione di camomilla nella ’95, miele e mela golden fino a sfociare nel calvados nella ’96, annata che sicuramente questa sera vince e stravince per complessità e genorosità di beva, scorza candita nella ’99.
Per curiosità pubblico anche le classifiche personali:
  • Vittoria, Francesco e Marco: 1996, 1994, 1995, 1999, 2000, 1997
  • Renato: 1996, 1995, 1999, 1994, 1997, 2000
  • Anna: 1996, 1994, 2000, 1997, 1999, 1995
  • Tiziano: 1996, 1994, 1997, 2000, 1995, 1999
  • Claudio: 1996, 1994, 1995, 1997, 1999, 2000
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Ancora una volta una serata eccezionale, di studio, di approfondimento, di emozioni. Ancora una volta il vino al centro dell’interesse, che ci fa conoscere e ci fa parlare anche di noi … ancora una volta una storia da raccontare.
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Prosit
Vittoria Fagetti
5 giugno 2012

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